Il tardo e turgido listone: i migliori album del 2017

Un paio di settimane senza connessione. Quante bastano per misurare, valutare e sentire la distanza dalle cose, da certi estremi storici: dalla bulimia di tutto e dallo stare sempre in piazza, a condividere e condividersi, e da un’identità che è in fondo plusvalore, e profitto. Quante bastano per stendere i nervi e tornare, con calma ma rinnovata partecipazione, alle occupazioni musicali.

Ecco dunque il listone, tardo ma sostanzioso e turgido. E concentrato, oserei dire [edit: concentrato sì, ma lunghino]. Mi faceva pena, infatti, vedere tutte quelle charts spezzettate e sparse: gli EP e i singoli, i live, gli LP, alle volte gli italiani – ci avessi messo le ristampe ne avrei potuto fare un giornaletto. Per andare dove? Boh! Avevano, poi, quell’aria sciatta e distante del costruito apposta, per mostrarsi e gareggiare. E allora ho deciso, finalmente, di mischiar su tutto e farne un pezzo solo, un listone e basta, che contenga tutto quel che vale (o che penso valga la pena scrivere) e fine lì.

E cioè: i dischi migliori, commentati, e i dischi che ho ascoltato con gusto et trasporto. In generale, ho deciso di fregarmene di far la gara a riconoscere quelli che «dividono la storia in due», ché tanto quando cerchi troppo un tesoro quello mica si fa trovare, e poi non vi dico le risate anche solo a pensarla, una cosa così. E ho pure deciso, per partito preso, di sovrastimare gli esordi. Ho espulso, invece, rispetto all’anno scorso, i dischi carini o quelli che ho ascoltato troppo poco per poter giudicare bene. Nella cloaca del post – questa invece è una tradizione che ho voluto mantenere – le minacce alla serenità, ovvero le delusioni.

(alle volte, avendo già recensito i dischi elencati, ho usato i miei stessi testi, citandomi senza citare – senza virgolettare: lasciandoli com’erano, rimaneggiando, aggiungendo, e facendo tutto ciò che credevo meglio fare: ho citato la “fonte” solo quando la recensione originale era sensibilmente più lunga)

Il pantheon, ovvero i migliori.

Alan Vega - IT_coverAlan Vega – IT [Fader]: una colonna sonora di alienazione, orrore e resistenza nella New York degli anni Dieci. Industriale, ruvida e disarmonica (come la Grande Mela), piena di un’energia incontenibile. Un lavoro impressionante, se storicizzato a dovere. Siamo nel periodo 2010-2016. Alan Vega, metà degli storici Suicide, ha da poco superato i settant’anni e non se la passa tanto bene. Il 2012 gli regala un infarto e un ictus, ma sta scrivendo e registrando nuovi pezzi e continua, seppur centellinando le uscite, a suonare dal vivo, accompagnato dalla dolce moglie e compagna Liz Lamere. Continuerà a scrivere e registrare con Liz fino al luglio 2016. Il 17 di quel mese, a settantotto anni, decide di lasciarci. Il 17 luglio 2017, a un anno esatto dalla morte, esce “IT”. Ora mettetelo su e ditemi se non fa paura.

 

Algiers - The Underside of Power_coverAlgiers – The Underside of Power [Matador]: meglio del primo, che già volava bello alto. Sarà lo schieramento in formazione di un vero batterista (Matt Tong, ex Bloc Party), che interviene solido, presente, a sostenere la drum machine, dando corpo alle canzoni; sarà che i ragazzi sono maturati come autori; o, ancora, sarà l’azione ferma e intelligente di un moltiplicatore di temi, musiche e melodie, meno presente nell’esordio. O sarà, infine, quello schioppo caricato a pallettoni: la rabbia classista e il faccia a faccia col potere, che troppo manca oggi al rock’n’roll. È tutto questo e persino qualcos’altro (aggiungerei, per quanto visto e provato, l’urto e la potenza delle esibizioni dal vivo), a fare di The Underside of Power uno dei migliori dischi dell’anno e forse del decennio.

 

All Them Witches – Sleeping Through the War_coverAll Them Witches – Sleeping Through the War [New West]: se il precedente era un’opera heavy-folk caliginosa, oscura e prevalentemente strumentale, questo nuovo lavoro possiede una gran voce ed è caldo, heavy e colorato. È caldo come il blues e il sud degli Stati Uniti, ispirazione prepotente delle otto tracce che lo compongono, e lisergico come un fottuto viaggio heavy lisergico. Colorato e diafano come alabastro, splendente «di una luce matura, dolce, di catastrofe», è una gemma heavy-psych tra le più belle e, senza ombra di dubbio, la cosa migliore uscita dalla penna e dagli strumenti del quartetto di Nashville.

 

Avec le soleil sortant de sa bouche - Pas pire pop, I Love You So Much_coverAvec le Soleil Sortant de sa Bouche – Pas pire pop, I ❤ You So Much [Constellation]: una band di Montreal autrice di un densissimo, funkissimo post-rock di inclinazioni psichedelico-germaniche, spruzzato di elettronica minimale e ritmi che mettono fuoco al culo. Una notevole opera di costruzione e decostruzione della psiche basata sul ritmo, che fa battere i piedi e scuotere le anche con irresistibili movenze funk tribali, ipnotizza con circolari riff di chitarra scampanellanti e sinuose linee di basso, distende con sulfuree divagazioni post-rock screziate da synth spumeggianti, e scatena la violenza con inaspettati attacchi post-hardcore/screamo/noise. E il resto qui.

 

Havah - Contravveleno_coverHavah – Contravveleno [Maple Death]: la terza prova del progetto di Michele Camorani è un’opera oscura e tagliente, figlioccia della darkwave e del gothic rock inglese (Bauhaus, Psychedelic Furs, Killing Joke, giusto per sputare nomi), come pure del miglior rock indipendente italiano (CCCP, Diaframma) e della Resistenza. È da lì, dal periodo più fecondo per la nostra coscienza nazionale, che viene l’ispirazione per costruire la poesia, per dar vita a storie dove le persone “normali” si fanno protagoniste, diventando per caso o per necessità l’antidoto (il “contravveleno” per l’appunto) alla barbarie. C’è ancora bisogno di parlare di Resistenza? Sì, senza dubbio, ché la barbarie è viva e forte e laggiù, in basso, oggi come allora, c’è chi ha bisogno di allearsi.

 

Idles - Brutalism_coverIdles – Brutalism [Balley]: il noise rock che sputa sangue e bile, ingenuo, feroce e perciò incredibilmente poetico. Oserei pure questo: una punta avanzata di comprensione dell’universo femminile in un ambiente ancora troppo maschio (il noise, quest’anno – se troverò tempo ne scriverò -, sembra essersi dato questo scopo: sfregiare l’immagine dell’uomo forte). Musicalmente, “Brutalism” è un album che riesce a coniugare e far fruttare, a beneficio di un pubblico ansioso in cerca di catarsi, la decadenza post-punk dei Protomartyr, la scimmia dei Jesus Lizard, il sarcasmo tagliente dei Mclusky e la sensibilità pop dei Blur. Brutale e decisamente poco gentile, ma potenzialmente radiofonico, riesce a ritagliarsi un posto d’onore nel pantheon del noise-punk di tutti i tempi e a scavare un solco profondo e fecondo nell’Inghilterra post-Brexit.

 

King Gizzard and the Lizard Wizard - Flying Microtonal Banana_coverKing Gizzard & the Lizard Wizard – Flying Microtonal Banana [ATO/Flightless/Heavenly]: l’annuncio che avrebbero pubblicato cinque album in un anno, la giusta diffidenza e persino il pregiudizio, lo stupore nel vedere che la stavano spuntando e infine la notizia: ce l’hanno fatta, e per di più non hanno sbagliato un colpo: cinque dischi tutti belli. Tuttavia questo lo è un po’ di più degli altri, per varie ragioni. È il più divertente e immediato. Insieme a “Murder of the Universe”, è anche quello con la personalità più forte, rappresentata in questo caso dalle scale microtonali, che percorrono tutta l’opera come furiosi e instabili torrenti di note. Infine, come se non bastasse, contiene una traccia d’apertura che è già diventata inno e fomento al pogo più allegro e disperato (chi li ha visti al Beaches Brew ne sa qualcosa).

 

Laura Marling - Semper Femina_coverLaura Marling – Semper Femina [More Alarming]: capita anche di aver solo voglia di ascoltare una bellissima voce che ben scandisca un gran torrente di parole; alle volte, poi, capita anche di trovare il disco giusto. Un disco di una tipa che non conosci, che fa questo folk rock molto popolare, niente affatto ricercato ma non per questo meno seducente. Ecco, forse “seducente” è proprio la parola adatta a descrivere “Semper Femina” (un gran titolo, orgoglioso ma con grazia). Se non siete troppo maliziosi e ne riconoscerete la differenza con “sensuale” (credo che Laura vi ringrazierebbe non poco), capirete bene, e se la forza di quei testi vi respingerà, invece, ci sarà stato un buon motivo.

 

LCD Soundsystem – American Dream_coverLCD Soundsystem – American Dream [DFA/Columbia]: a prescindere dal recente Grammy, la cui cosa ha davvero pochissimo valore (se non altro perché lo hanno vinto con la peggior canzone del lotto), il disco è una bomba. Krauto e pop come solo il Bowie berlinese (“Low” in particolare, dal quale AD pesca a mani basse), ballabile e tirato, riesce a staccarsi da terra più volte che no, a raggiungere alte vette con la fredda forza dei sintetizzatori, il caldo volgersi e capovolgersi delle linee di basso, le chitarre danzanti e una voce mai così ispirata, maleducata ed elegante al tempo stesso. Un gran ritorno quello degli LCD, inaspettato e sinceramente memorabile.

 

Meat Wave - The Incessant_coverMeat Wave – The Incessant [SideOneDummy]: Cotto e mangiato in poco più di mezz’ora, registrato come Steve (Albini) comanda, suonato come se fosse l’ultima cosa rimasta da fare prima che l’apocalisse intervenga a spazzar via quel che rimane, grigio come questa infame decade perdida e rosso di rabbia come l’orizzonte. Un disco quadrato e focalizzato, teso come una corda di violino e in equilibrio sempre un po’ precario tra introversione e barricate. Dentro The Incessant c’è quasi tutto quello che si può desiderare, oggi 2017 (lo dicevo allora e lo ribadisco oggi, 2018), da un buon disco punk. E il resto qui.

 

Metz - Strange Peace_coverMetz – Strange Peace [Sub Pop]: il terzo è il migliore, urlano, lividi di sprezzo e nichilismo attivo, i nostri amati Metz. “Strange Peace” è esattamente quello che dovevano fare: affinare un poco la penna, industrializzare le chitarre e alzare un poco il volume della voce, per disorientarci con il suono urticante di quella gola rabbiosa e farci assaporare la sconfitta epocale. Popolarizzare. Fare di ogni carica un potenziale singolo (e, sarebbe pure opportuno – anzi, lo chiediamo – di ogni potenziale singolo una carica a testa bassa, che siam pure stanchi di perdere) e donarlo, come si donano i fiori ai funerali, a un pubblico di atomi, clamorosamente seduti, destinatari e sorgenti di tecniche pubblicitarie. Per rivoltare tutto.

 

Oxbow - Thin Black Duke_coverOxbow – Thin Black Duke [Hydra Head]: il ritorno dopo dieci anni di silenzio, accerchiati dalla schiva indifferenza – o, in casi persino peggiori, criminale sottovalutazione – dei siti che “contano” (eccezion fatta per il buon the Quietus, che gli dedica una bella recensione esaltandolo a dovere). A farne le spese un disco immenso, folle e disperato, una perla persino nella discografia degli Oxbow, che per carità non si son fatti mai pregare, bontà loro. La voce in falsetto sull’orlo del collasso nervoso, le trame di chitarra e il lavoro ritmico, sono tutte cose da sottolineare col giallo, persino a doppia mandata. Se poi siete del mestiere, anche qualche nota a lato non vi farebbe affatto male.

 

Protomartyr - Relatives in Descent_coverProtomartyr – Relatives in Descent [Domino]: il disco più pop dei Protomartyr e anche il più massiccio e riuscito. Pausa. Occorre qui precisare che, nel caso dei nostri, dire «il più massiccio e riuscito» è come voler significare «capolavoro». Non lo dice più nessuno, se non per fare iperboli, ma girano cose che hanno ben diritto a esser definite tali. “Relatives in Descent” è una di queste. Fine pausa. Non me ne abbiate più di tanto, sorridete pure e motteggiate e biascicate afoni inglesismi, strisciate come serpi, ché il commerciale (il mercato) stanca anche le menti più flessibili, mentre invece avercene di A Private Understanding – oscurità e scatti di collera – di My Children – riff radiosi e ritmi che fanno inciampare – di Don’t Go To Anacita – per portare ancora, senza esitazioni, il punk al popolo – e di Night-Blooming Cereus – per farlo riposare.

 

The Black Angels - Death Song_coverThe Black Angels – Death Song [Partisan]: l’hype è scemata da un po’, i dischi si son fatti più radi e a queste condizioni, oggi, rischi di sparire. Ma i Black Angels sono ancora qui, e hanno ben solide radici. Un diluvio di psichedelia dove confluiscono Doors, Velvet Underground, 13th Floor Elevators e compagnia che sicuramente conoscete. Radici che però han generato fusti, rami, foglie, gemme e un brulicare di succosi frutti. E ora sono semplicemente “loro”, li riconosci subito. Anche quando, come in questo caso, ammantano di lunghe ombre, un rock già di se per se non luminoso. Li riconosci e non puoi non amarli (se non, ovviamente, in cattiva fede), perché conoscono e sanno plasmare quella materia come pochi altri intorno a loro, e ti tirano fuori un grande disco quando ti aspettavi una ciofeca.

 

Ty Segall_coverTy Segall – Ty Segall [Drag City]: è cosa risaputa che quando il Ty ci si mette d’impegno è in grado di scrivere, suonare e produrre da gigante (leggi “Manipulator”). Questa volta, si è fatto assistere nell’opera da colui che riesce a dare il tocco magico toccando piano, Mr. Steve Albini. Messo su nastro (già, proprio su nastro, non è una metafora) in un solo giorno, questo omonimo viaggia verso lidi ad altri sconosciuti, trascinato da almeno due episodi memorabili: Warm Hands (Freedom Returned), grandiosa e sì furente da rimetterci le penne, e Orange Color Queen, un grazioso tocco folk, canzone d’amore di una bellezza commovente che scansa i cliché tirando dritta tre minuti, illuminata da una dolce luce antimeridiana, sbieca e accecante.

 

Dischi che ho ascoltato con gran gusto et trasporto

A Giant Dog – Toy [Merge]
Arc of Ascent – Realms of the Metaphysical [Astral Projection/Clostridium]
Bee Bee Sea – Sonic Boomerang [Dirty Water]
Blaenavon – That’s Your Lot [Transgressive]
Career Suicide – Machine Response [Static Shock]
Chain & the Gang – Best of Crime Rock [In the Red]
Chelsea Wolfe – Hiss Spun [Sargent House]
Colour Haze – In Her Garden [Elektrohasch]
Converge – The Dusk in Us [Deathwish/Epitaph]
Crystal Fairy – Crystal Fairy [Ipecac]
Dale Crover – The Fickle Finger of Fate [Joyful Noise]
Dead Cross – Dead Cross [Ipecac]
Dead Moon – What a Way to See the Old Girl Go [Voodoo Doughnut]
Destroy All Gondolas – Laguna di Satana [MacinaDischi/Shyrec/Sonatine/Deathcrush/Crampi]
Dots – Hanging on a Black Hole [Depression House]
Downtown Boys – Cost of Living [Sub Pop]
Entrance – Book of Changes [Thrill Jockey]
feedtime – Gas [In The Red]
Feral Ohms – Feral Ohms [Silver Current]
Flowers Must Die – Kompost [Rocket]
Ghold – Stoic [Crypt of the Wizard]
Gnod – Just Say No to the Psycho Right-Wing Capitalist Fascist Industrial Death Machine [Rocket]
Godspeed You! Black Emperor – “Luciferian Towers” [Constellation]
Guided by Voices – August by Cake / How Do You Spell Heaven [Guided by Voices]
Here Lies Man – Here Lies Man [Riding Easy]
His Electro Blue Voice – Mental Hoop [Maple Death]
Hugo Race & Michelangelo Russo – John Lee Hooker’s World Today [Glitterhouse]
Humulus – Reverently Heading Into Nowhere [Oak Island/Taxi Driver]
In Zaire – Visions of the Age to Come [Sound of Cobra]
Institute – Subordination [Sacred Bones]
Italia 90 – Italia 90 EP [autoprodotto]
Julie’s Haircut – Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin [Rocket]
Kadavar – Rough Times [Nuclear Blast]
King Gizzard & the Lizard Wizard – Murder of the Universe / Sketches of Brunswick East / Polygondwanaland / Gumboot Soup [ATO/Heavenly/Flightless]
Mark Lanegan – Gargoyle [Heavenly]
Micah P. Hinson – Micah P. Hinson presents the Holy Strangers [Full Time Hobby]
Oh Sees – Orc [Castle Face]
Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs Pigs – Feed The Rats [Rocket]
Pile – A Hairshirt of Purpose [Exploding in Sound]
Pow – Crack an Egg [Castle Face]
Propagandhi – Victory Lap [Epitaph]
Quicksand – Interiors [Epitaph]
Radio Moscow – New Beginnings [Century Media]
Samsara Blues Experiment – One With The Universe [Electric Magic]
School Damage – School Damage [Chapter Music]
Singapore Sling – Kill Kill Kill (Songs About Nothing) [Fuzz Club]
Spoon – Hot Thoughts [Matador]
The Buttertones – Gravedigging [Innovative Leisure]
Thurston Moore – Rock’n’roll Consciousness [Caroline]
Unsane – Sterilize [Southern Lord/Daymare]
Van Morrison – Roll with the Punches [Exile]
Wire – Silver/Lead [Pinkflag]

Le minacce alla serenità, ovvero le delusioni

The Flaming Lips – Oczy Mlody [Warner Bros]: che gli abbia dedicato una recensione, sperimentando modi di scrivere rabbiosi e riuscendo piuttosto male anch’io, è più che abbastanza.

Tim Darcy – Saturday Night [Jagjaguwar]: dopo due dischi molto belli coi suoi Ought, decide di far da solo, sperimentando soluzioni su basi chiaramente newyorkesi (e chiaramente Velvet Underground) e contaminandole un poco col suo tocco gentile. E fallendo miseramente sull’altare scarico dell’Io.

Temples – Volcano [Heavenly/Fat Possum]: di fronte a una tale scopiazzatura di stilemi pop anni Ottanta, mischiati rozzamente con venti psichedelici anni Sessanta, il giudizio deve farsi tranciante: una merda.

Ray Davies – Americana [Legacy]: sghignazzo un poco mentre formulo mentalmente ciò che andrò scrivendo. È il ghigno di gioca con la bestemmia, lanciandola libera contro un pezzo grosso, un personaggio che io stesso considero un venerabile e che altre volte, sullo stesso terreno, ha dato prova di grandezza (leggi “Muswell Hillbillies”, by the Kinks). Comunque: Ray, torna a fare l’inglese, ti prego. Oppure smetti.

Wand – Plum [Drag City]: ne ho scritto qualcosa di più o meno articolato qui. E tanto basta.

Prophets of Rage – Prophets of Rage [Fantasy]: facciamo così: facciamo che io questo titolo non l’ho neppure inserito nel post, facciamo pure che voi non lo avete letto. Facciamo che la rabbia non diventa mai stereotipo e chiudiamola qui.

Un pensiero riguardo “Il tardo e turgido listone: i migliori album del 2017

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.