“A tempo debito”, la cassettina | #cassettine #LoudNotes

Archiviato il listone del 2017, ecco la prima “cassettina” di cose nuove; cassettina che, molto banalmente, prende il titolo da uno dei suoi pezzi e contiene, per lo più, anticipazioni di LP che faranno la loro comparsa da qui all’inizio di aprile.

 

Iniziamo con i Damned, che ritornano dopo una pausa piuttosto lunga (dieci anni da “So Who’s Paranoid”) con la bella e gotica Standing on the Edge of Tomorrow, la traccia cui spetta l’onere di anticipare la venuta di “Evil Spirits”. Uscita prevista il 13 aprile, sotto l’ombrello di due etichette, Search and Destroy e Spinefarm. A ricamare i suoni di questo undicesimo lavoro – rullo di tamburi – Tony Visconti. Sì, Lui.

Segue a ruota un nuovo brano degli Oneida, All In Due Time, capolavoro di krauta ripetizione e poliritmia, ma in fondo gran pezzo “pop”, che appare un po’ come un risorgere e una preziosa novità rispetto alle recenti uscite (da “Rated O” in avanti, tagliando con l’accetta). Il 9 marzo, su Joyful Noise, esce l’LP “Romance”, e mi sa tanto che vedremo le stelle.

E qui entra in gioco l’affetto, ma che dico: l’amore. I Messthetics sono Brendan Canty, Joe Lally (ola per favore) e questo funambolico chitarrista dalla personalità esorbitante e dal cognome acquoso, Anthony Pirog. Il 23 marzo pubblicheranno il loro esordo omonimo su Dischord Records – e qui si va in crescendo. Poi c’è Serpent Tongue, una stupenda jam strumentale che sta da qualche parte tra i Fugazi e Jimi Hendrix: più dinamite che canzone, oserei.

Proseguiamo col nuovo singolo degli Unknown Mortal Orchestra, già artefici, in passato, di cose molto belle (“II”). American Guilt, il singolo che spiana la strada a un “Sex & Food” ancora avvolto dal mistero, ha un riff bello potente e ipnotico (già usato in un frammento dell’EP strumentale “SB-05”, peraltro), zona QOTSA, una melodia che resta impressa e la giusta dose di acidità. Per ora ci basta. [edit: l’album ora ha anche una copertina, una tracklist e una data d’uscita; linko]

Puntuale come le campane a mezzogiorno, a fine gennaio arriva Ty Segall con un nuovo album. Quest’anno s’intitola “Freedom’s Goblin”, ed è edito da Drag City. Un disco molto diverso dal precedente, lungo e vario dove l’altro era conciso e coerente; stracolmo di citazioni – innanzitutto autocitazioni – incredibilmente pieno di sax (sì, sax), folle e divertente da far schifo. Il funky ipnagogico di Despoiler of Cadaver è solo un esempio tra i tanti, ma direi che rende bene l’idea.

Il 2 marzo la Sacred Bones pubblicherà il nuovo album dei Men, “Drift”, e a giudicare dai due pezzi che hanno mandato avanti (finiti entrambi in cassettina), direi che siamo tornati ad altezze da capogiro (quelle di “Open Your Heart”?). Maybe I’m Crazy, la più ruvida delle due, è questa canzone dance-punk un po’ teutonica ma pure tanto newyorkese, schiva e nervosa, ed è decisamente un bel sentire.

E qui veniamo in Italia (in Sardegna, pardon), con i Mamuthones, ai quali l’amata Rocket Recordings sta per dare un altro pargolo, “Fear on the Corner”. Tocca alla maliarda The Wrong Side preannunciarne la venuta. La ripetizione di un beat dance in overdose da caffeina, le atmosfere che sembrano arrivare niente meno che dal continente madre, e le chitarre abrasive, son tutte cose memorabili.

E restiamo su Rocket per il gradito ritorno di quelle bestie degli Anthroprophh, oscura e irascibile creatura di Paul Allen (The Heads), che ci deliziano con un caotico kraut space rock da due minuti e mezzo, tirato come fosse un pezzo hardcore. S’intitola Dead Inside, ed è la premessa di “Omegaville”, in uscita il 30 marzo.

Chiude la cassetta Rose on Top of the World, dei già citati Men, un bellissimo pezzo folk rock fatto apposta per i viaggi su quattro ruote (e i finestrini giù).

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