Simply Saucer – Cyborgs Revisited [In the Red, 2018]

Simply Saucer_Cyborgs Revisited_coverQuesto post non s’aveva da fare. Volevo semplicemente retwittare il post di Zac Camagna (e qui, in controluce, c’è già una gran notizia: Styrofoam Drone è tornato attivo, entienden?), che sicuro ne sa più di me. Poi non lo so, qualcosa è andato storto: sarà che sono stato buttato giù dal letto a scampanellate da due zelanti autotrasportatori di Mondo fucking Convenienza alle 7:45 (ripeto: alle 7:45), e quindi poi s’è complicato tutto; sarà che non si può retwittare commentando e aggiungere anche un link al tubo: non lo so, davvero, e sinceramente a questo punto non voglio neanche saperlo, tanto ormai ho iniziato a scrivere e il resto vien da sé.

I Simply Saucer sono una semisconosciuta band canadese che nei primi anni settanta (1973-75 per essere precisi) mise a ferro e fuoco Hamilton (Ontario) e dintorni con un rock devastante e “futurista”, una mistura esplosiva di Velvet Underground, Stooges, Hawkwind, Pink Floyd barrettiani, Alice Cooper, Pink Fairies e tutto il meglio di quegli anni lì, ma con lo sguardo rivolto al no future. Lasciarono queste lande desolate dopo aver urtato non poche coscienze e aver messo al mondo appena un singolino, senza neanche avere avuto il tempo di dare forma e sostanza a un disco lungo. La loro storia giunge a noi perché qualcuno, quasi vent’anni più tardi (era il 1989, il qualcuno era la Mole Sound), si prese la briga di assemblare tutto ciò che la band aveva lasciato dietro di sé (un demo di sei tracce e qualche pezzo live) e di farne un album: “Cyborgs Revisited”.

Un disco immenso, un esempio tra i migliori di quella carica visionaria e urticante che animava certo rock all’inizio di quel decennio, un disco che se fosse uscito allora, con una bella spinta promozionale, avrebbe fatto piazza pulita di un sacco di roba indecente o solamente meno ispirata che oggi stiamo qui a santificare. Ma tant’è, la storia a volte è infame, passa e neanche la sfiori, e ti ritrovi a raccogliere le briciole lasciate da altri.

E quindi è andata come è andata, cioè come nella più classica delle storie da band di culto: “Cyborgs Revisited” è diventato un oggetto di collezionismo tra i più ricercati, un feticcio che ogni amante di quel rock lì – di quella cosa recalcitrante e maldisposta che avrebbe anticipato il punk e che, volgarmente e con scarso esercizio di fantasia, si usa chiamare proto-punk – avrebbe potuto acquistare a prezzi da salasso. Poi, come da copione di questi anni retromaniaci, nel 2006 è arrivata la reunion, che ha portato con sé qualche nuova uscita e una serie di ristampe. Tra queste, ultima arrivata ma regina tra le altre, la versione definitiva, rimasterizzata, in doppio vinile (con un LP di bonus) di “Cyborgs Revisited” pubblicata quest’anno dalla In the Red, che ci permette di assaporare questo piccolo capolavoro in tutta la sua perdente grandezza.

Non credo ci sia granché da aggiungere: qui sotto potete ascoltare il disco per intero ed è già bello eloquente di suo (un’avvertenza: quella del tubo non è la versione In the Red); lasciate andare il caos psych-punk di Electro Rock e poi ne riparliamo.

Notarella: il disco è già sold-out, se volete acquistarlo (sarà meglio, ve lo dico) dovrete aspettare la ristampa, che arriverà fra qualche mese, o andarvelo a cercare su discogs.

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