Anna von Hausswolff – Dead Magic [City Slang, 2018]

Sembra sia la fascinazione per la morte, l’oscurità, il misticismo e la metafisica (la black metal theory?), a muovere la poetica della giovane cantautrice svedese. La quale raggiunge oggi il suo picco creativo con un disco intriso di impalpabili atmosfere oscure, funeree, vicine al black e al doom metal certo, ma più nelle intenzioni che negli esiti. La musica di “Dead Magic” è, invece, una darkwave impastata di modern classical e immersa in un universo gothic folk e drone metal, sorretto, quest’ultimo, dalle sicure spalle di un ammaliante pipe organ (non uno qualsiasi, ma quello della Marmor Kirken di Copenhagen); un organo sempre sopra le righe, immenso, che dà tutto quello che può dare intorno al minuto 11 della maestosa Ugly and Vengeful.

Vengono in mente, a me che in genere frequento poco certe sonorità (e perdonerete dunque se i riferimenti appaiono banali), i Dead Can Dance, il drone degli Earth e dei Sunn O))) (produce il disco Randall Dunn, non a caso), Chelsea Wolfe e l’ultima incarnazione degli Swans del Reverendo Gira (con i quali la ragazza ha condiviso i palchi di un tour inglese). E tuttavia l’universo musicale di “Dead Magic” resta sempre, saldamente nelle mani di Anna, la cui fortissima personalità soverchia quasi ovunque ogni possibile influenza.

«Can you hear the sound? It haunts you».

Basterebbe The Mysterious Vanishing of Electra a proiettare il disco lassù, ma è tutto il testo e il contesto a emergere. Tra le cose da sottolineare col giallo, oltre al già citato organo, gli arrangiamenti e le atmosfere, che procedono a braccetto senza mai inciampare, tenuti uniti da musicisti non comuni e da una produzione eccellente; infine – e qui la sottolineatura deve farsi evidente, anzi, aggiungerei pure una nota a margine fossi in voi – la voce di Anna, che sa raggiungere vette altissime, sperimentare sulle scale, ghignare come un goblin assassino, accarezzare e farsi pazza, graffiare infine.

Anna, dalla sua pagina bandcamp, ha voluto salutare l’uscita del disco (pubblicato dall’etichetta berlinese City Slang) citando un passo del poeta svedese Walter Ljungquist, e io mi unisco volentieri a lei chiudendo queste mie povere righe allo stesso modo:

«Take the fate of a human being, a thin pathetic line that contours and encircles an infinite and unknown silence. It is in this very silence, in an only imagined and unknown centre, that legends are born. Alas! That is why there are no legends in our time. Our time is a time deprived of silence and secrets; in their absence no legends can grow».

2 pensieri riguardo “Anna von Hausswolff – Dead Magic [City Slang, 2018]

  1. Ho scoperto questo disco (e questa artista) grazie ad alcuni consigli. Non la conoscevo e non conosco la sua precedente produzione quindi magari quello che scrivo è un po’ campato in aria.
    In ogni caso i primi tre pezzi mi sono piaciuti tantissimo, la delusione è subentrata con gli ultimi due (soprattutto il quarto, “The marble eye”, mi è sembrato di una pochezza imbarazzante soprattutto se sentito di seguito alle prime tracce), per cui ancora adesso, dopo più di un ascolto, mi trovo in difficoltà a decidere se “Dead magic” mi piace oppure no, c’è un divario troppo netto e che non riesco a spiegarmi.

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  2. Ah tranquillo, anch’io la conosco ancora poco. L’ho scoperta grazie a una recensione di questo suo ultimo su echoes and dust, poi ho fatto un salto indietro a quello precedente, che comunque è diverso da questo: è un po’ più “pop” e meno metallico, meno particolare, la voce di Anna è meno folle e quindi è meno bello. Il primo l’ho ascoltato una volta un po’ distrattamente e quindi non posso dire tanto, solo che non mi è sembrato a questo livello.
    Secondo me invece “Dead Magic” è un bellissimo disco dall’inizio alla fine. È vero che gli ultimi due pezzi sono diversi dai precedenti, di sicuro hanno meno *la forma della canzone*, sono più classici (d’altronde Anna ha una formazione classica e si ascolta delle cose che non ti dico; anzi, se hai tempo da buttare vattele a sentire: https://www.redbullradio.com/shows/headphone-highlights/episodes/anna-von-hausswolff?linkId=49625402), però secondo me danno il loro porco contributo a definire l’estetica del disco; poi è pure una questione di gusti, ma a me il giro di organo di The Marble Eye fa impazzire, non mi dispiace che il pezzo sia basato quasi interamente su quello.

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