Il minestrone a primavera

Dead Meadow_The Nothing They Need_coverDead Meadow – The Nothing They Need [Xemu]: con un’industria musicale che gira a ritmi asfissianti, è facile dimenticarsi di qualcuno se non si fa sentire per cinque lunghissimi anni. E io, devo ammetterlo, mi ero dimenticato che esistessero i Dead Meadow. Tuttavia, quando arrivano così, all’improvviso e da lontano, le cose hanno un altro sapore. Se poi il risultato è questo piccolo classico heavy psych (mi azzarderei quasi a definirlo il loro album migliore), acido e spesso, ma dai toni gentili e sognanti, allora il resto non conta nulla. Conta solo il viaggio.

 

Hot Snakes_Jericho Sirens_coverHot Snakes – Jericho Sirens [Sub Pop]: sono passati quattordici (14) anni dall’ultimo album degli Hot Snakes, ma sembra passata mezz’ora. L’energia è rimasta intatta, e così la capacità di scrivere pezzi memorabili all’incrocio perfetto tra garage rock e post-hardcore. Quasi non ci si crede. Ora, siamo nel 2018 ed è ragionevole pensare che “Jericho Sirens” non cambierà la vita a nessuno, ma magari farà cantare in coro e sgolarsi e bestemmiare e, possibilmente, venir voglia di imbracciare una chitarra.

 

Mamuthones - Fear on the Corner_coverMamuthones – Fear on the Corner [Rocket]: i Mamuthones approdano su Rocket e fanno il botto, con un disco costruito concettualmente intorno alla paura – stato emotivo imperante (insieme a sua sorella ansia) e costitutivo del realismo capitalista. Musicalmente, a fare la parte del leone sono i sintetizzatori schizoidi e i ritmi: ritmi pazzi che rimandano ai signori Can, o (più spesso) ritmi ballabili che rimandano ai signori Talking Heads o alle cose assurde delle compilation “Disco not Disco” (questo lo dice Gastaldello); pezzi da ballare tarantolati, con inserti sperimentali che ricordano gli Oneida e il kraut rock, e un’impertinente acidità a guarnire. Bello e divertente!

 

No Age_Snares Like A Haircut_coverNo Age – Snares Like a Haircut [Drag City]: i No Age assomigliano a quelli che combattono e s’azzuffano senza farcela mai, perché ciò che vogliono è sempre troppo più grande di loro (vorrebbero essere qualcosa tra gli Hüsker Dü e gli Swervedriver, forse). Qualche melodia l’azzeccano sempre, e qualche pezzo fa anche il suo porco lavoro di trascinare e divertire, ma l’insieme stanca presto, complice una produzione e un mix orrendi, canzoni noise-pop decisamente povere di noise e momenti ambient che girano a vuoto. (a te che hai accostato Tidal e Drippy ai Sonic Youth di “Daydream Nation”: torna a scuola dài)

 

Salad Boys - This is Glue_coverSalad Boys – This Is Glue [Trouble in Mind]: ad oggi, il disco pop dell’anno. Coordinate in zona Dunedin Sound, Feelies, R.E.M. se vogliamo. Melodie azzeccatissime, una chitarra duttile che produce (con sei o dodici corde) arpeggi jangle e riff rock a gettito continuo, malinconia e rabbia a infiammare e gelare l’anima. Ingredienti piuttosto semplici, che, se mescolati con la maestria dei grandi autori (e i Salad Boys lo sono senza dubbio) e guarniti da un pizzico di bassa fedeltà, sanno ancora ferire e donare grandi emozioni.

 

The Breeders_All Nerve_coverThe Breeders – All Nerve [4AD]: ascoltare il nuovo disco delle Breeders, che ci raggiunge a dieci anni dal precedente, è gioia vera. Soprattutto per chi, come il sottoscritto, aveva comprato il biglietto del concerto in anticipo sull’uscita, covando la speranza che questo ritorno avrebbe avuto un senso (be’, qualcosa di più di un senso). Inutile cercare la vertigine delle Breeders di “Pod” e “Last Splash” (e se non avete mai ascoltato niente di loro è meglio che partiate da lì), ma “All Nerve” riesce a farsi amare, nonché a battersela alla pari – e in molti casi in posizione di netta superiorità – con gran parte dell’indie rock odierno.

 

The Men_Drift_coverThe Men – Drift [Sacred Bones]: i tre pezzi che avevano anticipato il disco (Maybe I’m Crazy, Rose on Top of the World, Killed Someone) ci avevano fatto confidare nell’opera eclettica, quel disco che avrebbe finalmente intrecciato ad arte quanto di buono avevano generato in passato: il garage noise degli esordi, il possente e furioso indie rock del bellissimo “Open Your Heart” e il roots rock della doppietta successiva. E c’è esattamente tutto questo, dentro “Drift” , ma pare più un coacervo di idee cui manca ancora qualcosa – una direzione? – per poter dire qualcosa di interessante.

 

Yo La Tengo - There's A Riot Going OnYo La Tengo – There’s a Riot Going On [Matador]: qualche giorno fa, sul social che vanifica ogni tentativo archivistico, qualcuno ha scritto che l’ultimo album degli Yo La Tengo, più che suonato, sembra sognato. Ed è proprio lì che siamo, in zona onirico ed evanescenza, persi in un languido e dolce incedere di pop psichedelico e sonorità ambientali, loops ed effetti digitali, circondati da parole forti che, appena sussurrate, si fanno abbracci. Un disco rilassante come il cannone della sera, rifugio dall’ansia e dagli eccessi di velocità, bello da morire.

2 pensieri riguardo “Il minestrone a primavera

  1. Avevo grandissime aspettative per i Dead Meadow e, dopo aver letto quello che hai scritto, adesso ancora di più.
    Disco delle Breeders caruccio ma mi aspettavo di più anche perché sono sicuro che le sorelle Deal posso fare di più.
    Salad Boys non li conosco ma da ciò che dici potrebbero farmi impazzire, rimedierò!

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    1. Il disco dei Dead Meadow è effettivamente bello e continuo a pensare che si siano in qualche modo superati; a volte la penso così, altre volte mi dico che “Shivering King and Others” è superiore, alternativamente. Attendo la tua 😉
      Le Breeders sì, possono fare di più (d’altronde hanno fatto “Pod” e “Last Splash”, mica bruscolini!), ma a me è comunque piaciuto un bel po’; sarà pure che lo confronto con l’ultimo Pixies e davanti a quello è un capolavoro!
      “This is Glue” dei Salad Boys è un piccolo gioiello, l’ho letteralmente consumato questo disco.

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