L’arte sul piatto #1

Solo qualche riga, giusto per inaugurare questa serie di post dedicati alle copertine dei dischi. L’embrione dell’idea è nato qualche tempo fa, nell’esatto momento in cui lessi – non ricordo dove – un commento che suonava pressappoco così: «non si fanno più le copertine di una volta». Capito? Ora, provate a sostituite «copertine» con un altro oggetto a caso (che ne so, «libri», «dischi», «macchine», «giocattoli») e otterrete una tipologia di lamento che si ripete immutata da secoli: è molto probabile che la prima generazione del Neolitico si sia lamentata dello scadimento della qualità delle pietre rispetto all’età dell’oro del Mesolitico.

Nel tempo ho maturato una teoria in proposito, che vorrei esporre: quasi sempre chi vomita un’affermazione di questo tipo, chi santifica cioè una determinata “età dell’oro”, è vittima di a) rimozione: non ricorda le cose di merda che si facevano o che c’erano una volta, perché la memoria è selettiva, il periodo in cui si vive la giovinezza è sempre quello migliore e le cose che si imparano, vivono, assorbono in giovinezza restano nell’immaginario di una persona più delle altre («all that’s sacred comes from youth» cantava il saggio); b) pigrizia: molto probabilmente (mi riferisco al mio caso ma è adattabile a tutte le situazioni) l’ultima volta che quel tipo aveva ascoltato un disco “nuovo” era il 1991 – quel disco era “Nevermind”, aveva sbottato «ma cos’è ‘sta merda?!» ed era tornato alla sua collezione di dischi dei Rush – e basava quindi la sua affermazione su quelle quattro-cinque copertine che aveva visto condividere dagli amici sul social monopolista et cazzaro. La morale è semplice: di copertine belle se ne fanno ancora. Punto. E di dischi anche, ça va sans dire. (dev’essere per questo che ho messo su il blog, se non ricordo male).

Questo era l’embrione dell’idea e la teoria. Poi qualche giorno fa è arrivato l’input finale: mi sono ritrovato a fissare due delle copertine che vedete qua sopra, perché mi ricordavano altrettante copertine di dischi che ho amato e consumato e quindi mi sono ricordato dell’idea che avevo lasciato a fermentare e mi son detto «dài, facciamo questi post con le copertine».

Qualche piccola precisazione è d’obbligo: i post tratteranno solo copertine di dischi nuovi; non ho pretese di esaustività (e mi piace mettere le mani avanti, sempre), lo faccio solo per condividere qualche bella copertina e per parlarne. Se ve ne vengono in mente altre potete proporle. Mi piace presentarle senza altro commento, solo band, titolo dell’album e nome dell’artista (i post successivi, perciò, conterranno solo copertine ed elenco).

(dimenticavo: le copertine sono cliccabili e ingrandibili, che forse è ovvio ma forse no)

“The Worst Show on Earth” degli Evil Blizzard – artwork: Mothmeister

“Negative Houses” dei FACS – artwork: Moira Quinn O’Neill

“Wednesday” dei Just Mustard – artwork: Just Mustard

“Thuban” dei Lay Llamas – artwork: Nicola Giunta

“One Eye Sees Red” dei Lonker See – photos: Paweł Jóźwiak; model: Alicja Chludzińska; graphic design: Joanna Kucharska

“Police State” degli Spiritual Cramp – artwork: ?

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