The Peawees – Leave it Behind [Wild Honey, 2011]

THE PEAWEES_Leave it Behind_cover[questa recensione è stata scritta nel 2011, quando il disco uscì, e pubblicata sulla prima versione di Loud Notes. In occasione dell’uscita del nuovo album dei Peawees (notizia) ho deciso di editarla e di ripubblicarla qui – eliminandola da là]

I Peawees! La rock’n’roll band italiana per eccellenza e – inutile nasconderlo – una delle mie band preferite di sempre. Il fuoco che sentivo dentro a vent’anni quando mettevo sul piatt(in)o “Dead End City” (2001) è ancora ben presente e lo porto come un marchio; e così anche quello che sentii quando, per la prima volta, li vidi dal vivo sul palco dell’Independent Days Festival (2005), sotto il caldo asfissiante di un tendone, rockeggiare in rabbia e scioltezza.

Siamo lontani anni luce da quel disco (dieci anni solari, per l’esattezza) e da quel concerto, i Peawees sono cresciuti e si sono evoluti, ma senza mai abbandonare quella passione e quella vena schiettamente rock’n’roll che li ha sempre contraddistinti. E che anzi, con il tempo, si è affinata e ha preso il sopravvento. Ed è in questa evoluzione che va vista questa nuova creatura, “Leave It Behind”. Un disco compatto, ben suonato e divertente nel quale convivono rock’n’roll anni 50 (The Place, Gonna Tell), soul (e non c’è voce più adatta di quella di Hervé per coniugare soul e rock’n’roll: ascoltatevi la performance vocale sulla finale Count Me Out), R’n’B (Good Boy Mama), rockabilly (Food for My Soul) power pop (Memories Are Gone) e garage rock (Don’t Knock At My Door).

I Peawees passano in rassegna tutto il vocabolario del rock’n’roll degli anni Cinquanta e Sessanta con il tiro, la rabbia e la convinzione di una giovane band punk (che viene fuori prepotente in Danger). È un piacere inenarrabile ascoltare ‘sto disco e il modo in cui si fa strada nell’anima col suo suono caldo e ricco. Le chitarre lavorano bene su tutti i fronti (Good Boy Mama), mostrandosi taglienti (Danger, Need A Reason) ma anche suadenti (Count Me Out); fanno loro da sostegno e contrappunto una sezione ritmica dura e sinuosa, un organo impertinente (Diggin’ the Sound, Need a Reason), grassi fiati (Food for My Soul), armonica e piano che saltellano impazziti (The Place), una voce calda e rabbiosa e melodie che si ficcano in testa al primo ascolto.

I Peawees sono una conferma continua e un pilastro portante del rock’n’roll nostrano. Un marchio che significa qualità e che andrebbe esportato con cura e dedizione. Don’t Leave It Behind!

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