La cosa più bella mai registrata dai Blue Cheer: le demo sessions del 1967

blue cheerDo per scontato che sappiate, per lo meno a grandi linee, chi siano i Blue Cheer. Do quindi pure per scontato che sappiate della loro importanza ormai universalmente riconosciuta, del fatto che senza il contributo determinante e germinale di questa band californiana, il metal, la psichedelia e la musica heavy tutta non sarebbe quella che oggi conosciamo. Sapevate tutto no? Ok. Ora veniamo al dunque.

Stamattina ho incontrato per caso – postate da qualcuno sul social monopolista che non aprivo da tempo e «tagliate» davvero male, senza nemmeno indicare l’autore – le parole che Neil Peart dei Rush aveva speso nel 2009 sulle pagine di Rolling Stone per commemorare Dickie Peterson dei Blue Cheer, allora recentemente scomparso.

Nel suo coccodrillo che osiamo pensare onesto e puro, Peart riportava la succosa leggenda (o storia? In ogni caso è tutto molto plausibile) secondo la quale (traduzione mia): «i Blue Cheer erano così rumorosi che dovettero registrare all’esterno – parte del loro secondo album, “Outsideinside”, fu registrato su un molo di San Francisco – e il batterista, Paul Whaley, suonava così forte che dovette indossare guanti da golf».

Sempre per puro caso, surfando il web alla ricerca dell’articolo completo di Neil Peart (eccolo), mi sono imbattuto (qui) in una cosa dei Nostri che non avevo mai ascoltato prima, e che può a ben diritto essere considerata – insieme al disco d’esordio “Vincebus Eruptum” (1968) e forse anche più di quello – come la cosa migliore mai registrata dai Blue Cheer. Si tratta – come il titolo del post ha già in parte rivelato – della demo che il produttore et manager et guru della band, tale Abe “Voco” Kesh, registrò nel 1967 per inviarla alle stazioni radio della Bay Area sperando di suscitare interesse nei suoi protetti. La cassetta fu trasmessa dalla radio KSAN di San Francisco nello stesso anno e prontamente registrata da qualcuno, ed è così che è giunta nelle mani di Gordon Skene che l’ha messa su Past Daily e poi, fortuitamente, a me.

Più grezzo e vivo, più spaziale e heavy dell’album di debutto, sembra quasi incapsulare – così dicono i testimoni oculari e auricolari – la potenza che la band sapeva sprigionare dal vivo e che solo in parte aveva saputo trasporre su “Vincebus Eurptum”. Non lo sapremo mai, ma possiamo ben goderci la cassetta, avendo cura di alzare ben bene il volume che sennò funziona male.

https://pastdaily.com/2017/02/28/blue-cheer-1967-past-daily/

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