Piatto pesante #4

Throat – Bareback [Svart]: noise rock col piglio sperimentale e atletico, ricco di solidi riff sludge, zampate post-hardcore, persino inserti sintetici taglienti da harsh noise e «ballatone» indie rock (ma è l’indie rock che con il fuoco dentro). Si avvicina al doom, a volte, ma è un doom industriale, più da scantinato che da cimitero (ascoltare il capo e la coda di Safe Unsound, la traccia di apertura). Se il primo disco di questi quattro finnici rientrava tutto sommato nei canoni e si prestava a facili definizioni, qui i Nostri sparpagliano le carte sul tavolo e iniziano a fare sul serio. “Bareback” è il genere di disco che sorprende, diverte e pone scomode domande. È il disco di chi sputa fuori tutto, del buio che alberga ovunque e a un certo punto si ribella e viene fuori orgoglioso, pericoloso e distruttore. E insomma, diocristo che disco!

[loro][l’etichetta]


Uniform – The Long Walk [Sacred Bones]: al primo ascolto, questo terzo disco degli Uniform mi ha riportato alla mente la violenza catartica di Negative Creep, e questo di per sé non è un male. È il primo disco della band con una persona in carne e ossa a picchiar le pelli (si chiama Greg Fox e ha già suonato per Guardian Alien, Liturgy e Zs) e questo è sicuramente un bene, perché dona una certa «vitalità» al suono della band. Un suono che rimane tuttavia claustrofobico e violentissimo: un metal industriale coi volumi costantemente sul rosso, le chitarre che si producono in riff schiacciasassi e rasoiate di feedback, le parole che escono fuori come fossero vomitate, un drumming generoso che si occupa di sostenere l’architettura e non far crollare tutto. Tutto funziona alla meraviglia, meglio di sempre. Se è roba che interessa, non mi farei mancare “Mental Wounds Not Healing”, interessante incontro-scontro con un grande duo del metal estremo e sperimentale, The Body (che quest’anno ha fatto un discone, manco a dirlo).

[loro][l’etichetta]


Windhand – Eternal Return [Relapse]: ascoltando questo nuovo lavoro dei Windhand ho capito una cosa fondamentale che mi preme condividere: non li ho mai digeriti bene, i fottuti Windhand (e qui completo l’outing: non sono mai riuscito ad ascoltare “Soma” in una sola sessione). Sapete qual è il problema? Che sono il gruppo buono per tutte le stagioni, di quelli che non scontentano nessuno mai e non sconvolgono alcunché. Riff carichi ma spesso già sentiti per far da calamita a chi non sa stare senza, gli assolo che spuntano fuori nel momento esatto in cui ti aspetteresti un assolo, una voce femminile spettrale ma troppo impostata e prevedibile, atmosfere dark e persino un pizzico di grunge dicono alcuni – ma di quello addomesticato, da centro commerciale, dico io. Piccole infinite variazioni a una formula facile, e la noia vince. «Ma sono i protetti di Jack Endino» dirà qualcuno a questo punto. «Embe’?» replico io stizzito. Fine.

[loro][l’etichetta]

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.