Sterbus – Real Estate/Fake Inverno [autoprodotto / Zillion Watt, 2018]

Sterbus - Real Estate/Fake Inverno_cover

Non sempre e non tutto può essere lasciato al caso e al libero fluire delle cose. A volte, ci vuole disciplina (?). Allora ho fatto così: ho preso la cartella piena zeppa di mp3, l’ho messa sulla pennetta piena zeppa di mp3 e l’ho ficcata nello stereo della macchina. Ma non era abbastanza. «Un viaggio, ci vorrebbe un viaggio per ascoltare con calma e attenzione l’ultimo disco di Sterbus», continuavo a ripetermi perché ormai lo so, si sa, che i dischi diventano tuoi solo quanto li metti in macchina e ci fai un viaggio insieme. Ed eccolo lì, il viaggio, una trasferta a Bologna per incontrare i compagni del Circolo Berneri che hanno fatto l’esperimento (riuscito) di autogestire un nodo («istanza») di un social network federabile (Mastodon), un social «vero», estraneo alle logiche commerciali di chi fa profitti con la privacy e l’attività online dei propri utenti/lavoratori (interessati? Atterrate qui).

E insomma dicevo ecco là il viaggio. È andata a finire che “Real Estate/Fake Inverno” (che titolo stupendo!) è esploso dentro l’abitacolo e mi è penetrato fin dentro i pori più nascosti, come ampiamente previsto da tutti gli istituti di ricerca.

Ma facciamo uno o due passetti indietro, come dei gamberi sballati. Sterbus, per chi non lo conoscesse, è Emanuele Sterbini (basso, voce e un sacco di altre cose), ma da un po’ di tempo è anche Dominique D’Avanzo (flauto, clarinetto e voce), affiancati per l’occasione da Bob Leith dei Cardiacs alle pelli e da un buon numero di preziosi collaboratori. Il loro è un pop maturo e intelligente («clever pop»?) al quale piace molto giocare con le parole, alla maniera di gente come Cardiacs e Frank Zappa, ma anche – mi perdoneranno i Nostri – NOFX. Volete le coordinate? Rispondono loro: New Pornographers, Elliott Smith, Cardiacs (aridaje!), XTC, King Crimson. Mi permetto solo di far presente che mancano all’appello i Favolosi Quattro, o quantomeno Sir Paul, magari gli Who, e forse forse anche i Kinks.

Quali che siano maestri o ascendenze, il suono di Sterbus ha l’aspetto di un pop progressivo che sa tendere i muscoli e dare carezze, che si fregia e fa tesoro della propria schizofrenia umorale (non è un caso che il disco sia diviso in due stagioni). È una musica che presenta diversi strati di sonorità, tenuti insieme da facili e memorabili melodie che la fanno digerire al primo ascolto.

E questo è quanto accade al sottoscritto. Il Paul McCartney che spunta fuori dalla dolcissima Emy’s Fears mi costringe a tornare indietro e a ripassarci su più volte. L’inno alternative rock Prosopopeye ci mette il famoso carico da undici e ormai faccio pericolosamente fatica a star fermo, complice un ritornello appiccicosissimo e un intreccio di voci che mi fa capitolare. E non finisce qui, perché “Real Estate/Fake Inverno” mi si rivela incredibilmente ricco di episodi da sottolineare col giallo. C’è Maybe Baby, che è folle, colorata e irresistibile e non so, se riuscite a immaginarvi i Deerhoof che vanno a braccetto con i Cardiacs e i Kinks e se riuscite a immaginare questo ignobile incesto con un pizzico di hardcore nel culo ecco, è qualcosa del genere. In This Grace è una piacevole carezza, cui la voce di Dominique riesce a dare un tocco davvero originale. È un bel momento, tutto sembra scorrere: No time supremacy / Fade into eternity / No space control / Everything flows / Unaligned.

Poi a un certo punto si cade giù.

Spetta a un intervallo chiesastico e al power pop in minore di Little Miss Queen of Light (Willow) di dare il tono all’inverno. Scende il buio, si avverte il freddo e fanno la loro comparsa i pensieri tristi («come son belli»). C’è un basso in sovrimpressione a donar potenza e fiato al motore, mentre la vettura attraversa la notte e la pianura accompagnata da un piano leggero e da un synth spettrale e ansiogeno. Pare difficile risalire – ma ricorda, l’inverno è un’illusione. C’è, infatti, qualcosa che sembra frenare la caduta. Ci sono le melodie/colla che non smettono di invadere l’abitacolo (Mate in 4/4), innanzitutto. Una nuova carezza (“Real Estate / Fake Winter” Reel) introduce il pezzo più «heavy» del lotto, Stoner Kebab, con una partenza da brividi che riporta alla mente nientemeno che John Lord (sì, Lui). Suona come suonano la rabbia e i guai. Anche questo pezzo, tuttavia, finisce per tuffarsi in un mare di melassa che, va detto, le dona tantissimo. Micro New-Wave è un gioiello powerpop con riflessi – e che volete? – new wave e progressive, grigio ma capace di improvvise schiarite (mi scuseranno di nuovo i ragazzi, ma io in quelle trombe ci sento El Hefe dei NOFX). Chiude il disco un’altra perla, Trapeze, e la bonus track, Blackducks on Parade, un curioso walzer prog che scaglia più di un sorriso di compiacimento.

Cos’altro dire? Tutto il disco è percorso da una sensazione di complicità, che è come ascoltare qualcosa (un amore?) nel suo costruirsi; si percepisce, anche leggendo i testi (il libretto che accompagna il CD contiene i testi, ebbene sì), l’evolversi, il fluire e lo scorrere delle stagioni della vita. La malinconia affiora, ma non trascina giù, riesce sempre a star sullo sfondo di una gioiosa affermazione di vitalità. E poi un’ultima cosa. Sapete quelle stronzate che noi scrittori di cose musicali (sì, la frasetta di Zappa, ok) amiamo tanto dire, sulla dinamica di un disco eccetera eccetera? Ebbene, questo disco ve la insegna diocristo!

ps1: ho nominato due volte (tre con questa) i NOFX nella recensione di un disco di Sterbus, fra tre secondi questo blog si autodistruggerà.

ps2: il disco si acquista qui.

ps3: giovedì 24 (h. 19) suonano a Roma al Craftwork 100celle (via dei Pioppi 7/9): avrete modo di ascoltare alcune canzoni di RE/FI arrangiate per chitarra acustica, flauto traverso, clarinetto e il sax dell’ospite speciale Carlo Schneider. Bomba.

ps4: «mi scuso per la recensione così lunga, non ho avuto il tempo di scriverne una più corta». (semicit.)

Un pensiero riguardo “Sterbus – Real Estate/Fake Inverno [autoprodotto / Zillion Watt, 2018]

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