Repost: The Doggs – Black Love EP [autoprodotto, 2011]

Un treno è deragliato sull’asse Detroit – New York – Milano: si chiama The Doggs, e porta con se un carico di rock’n’roll depravato e proto-punk di derivazione tardo sixties.

Il decennio dell’amore stava finendo, e band come Stooges e Velvet Underground tormentavano i propri ignari strumenti tirandone fuori un suono rumoroso, ruvido e impudico accompagnato da liriche disperate e tossiche come erano le vite di chi le cantava. Era una «rivoluzione», che seppelliva i fiori, i peace&love e l’intero l’immaginario hippie, per disotterrare le asce ed aprire le porte agli anni Settanta e al punk rock.

È il 2011, ci siamo appena lasciati alle spalle gli anni Zero, ci ritroviamo in piena crisi e non c’è rimasto veramente un cazzo da ridere. Ce ne avremmo di cose da seppellire (e di asce da disotterrare), così tante che non ci basta il tempo. Ma per fortuna nostra ci sono band come i The Doggs, che provano a dar vita (musicale) alla loro e alla nostra disperazione. In attesa di dignitose quanto salutari rivolte.

E per far ciò ci regalano un bellissimo EP di cinque tracce (registrato e mixato nel maggio 2011 ai Toxic Basement Studios) che corre violento su binari rock’n’roll. Ci sono gli Stooges di Funhouse a fare da numi tutelari: il wah wah onnipresente e un sax molto free stanno lì a testimoniarlo. C’è una voce drogata a metà tra Iggy Pop e Lou Reed a violentare pezzi già avviati sulla retta via della depravazione.
L’iniziale Black Love mette le cose in chiaro e Hit Me ci mette il carico da undici, chiedendo disperatamente di colpire e reagendo furiosamente all’attacco con un blues ipnotico e rabbioso. Life Kills è rock’n’roll lascivo in stile Iggy, un rock che si contorce, si accartoccia e poi ti attacca quando meno te lo aspetti. Dead City Bleeds è una splendida ballata proto-punk che parte calma e ipnotica e finisce furiosa e tagliente, come una nuova L.A.Blues. Il disco si chiude con una cover di Venus In Furs dei Velvet Underground, a ribadire le radici e catapultarci definitivamente all’inferno.

Non dev’essere facile vivere a Milano, tra smog, nebbia, meschini altolocati e specialisti avvoltoi. E questo “Black Love” sembra essere il prodotto (per antitesi) di tutto il marciume che Milano ti lascia sul groppone. E perciò non può che essere difficile, ostico, tagliente e corrosivo, mica innocuo indie rock per borghesuccie apericene. È musica che è, e può esistere, solo nella misura in cui la vivi sulla tua pelle, ogni stronzissimo giorno. Lo slogan dei The Doggs è: we don’t play for fun, we don’t play for pleasure, we play to survive. E “Black Love” ne è la viva testimonianza. Fatevi un favore: ascoltatelo e vivetelo anche voi.

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