Repost: The Doggs – Red Sessions [autoprodotto, 2012]

The Doggs - Red Sessions_cover

Ci eravamo lasciati con un treno deragliato sull’asse Milano – Detroit – New York, si chiamava The Doggs e trasportava un breve e fiammante EP, “Black Love”, che ha donato lustro e sporcizia a questo povero e vizioso blog rock’n’roll. Quel treno si è rimesso in viaggio a velocità sostenuta (sarebbe più giusto dire «indecente»), direzione sconosciuta ma determinazione e metodi ben chiari in testa. E, fortuna nostra, è tornato a farci visita con il suo carico pericoloso e potenzialmente devastante di rock’n’roll modello (filosofia?) Stooges, inflessioni dark wave e una carica nichilista & sovversiva di derivazione punk.

Lasciate pure a casa delicatezza e buone intenzioni, compratevi “Red Sessions”, infilate becco e zampe in macchina, accendete spino e motore, mettete il cd nel lettore e partite (non chiedetemi per dove, un tale ci ha insegnato che a volte quello che conta è semplicemente andare). Le casse vi restituiranno una miscela di rock’n’roll altamente infiammabile che vi terrà in alto le palle durante il tragitto verso il nulla; una voce drogata, incazzata e decadente a metà tra Iggy (Drugstore) e Lou (Burning Inside, Destruction of Love) che si fa strada in mezzo a corridoi di chitarre abrasive immerse nel wah wah, un basso pulsante e una batteria che disegna scenari tribali. Una specie di “Funhouse”, se avete presente (e se non avete presente fuori di qui subito!), ma con una forte carica hardcore, veloce e duro.

Prendete ad esempio la traccia di apertura Midnight Eyes, un pezzo incredibile dalle forti ascendenze punk sferzato da chitarre noise e da una voce aggressiva e perversa (la ripetizione ossessiva e incazzosa dei versi «I’m not afraid of life» su un muro di chitarre ululanti al minuto 3.30 è da sturbo). Il resto dell’album di distende sulle stesse coordinate (Drugstore) o simili, con momenti hard-punk fieri e oscuri (Wild Boy), lerci e oscuri «Stooges-blues» urbani (Ride My Bomb) e ballate hard rock che fanno trasparire una bella vena dark wave (Burning Inside e soprattutto Destruction of Love). Come fate a non amare un disco così? È impossibile. Scovatelo, prendetelo e fatevi penetrare cervello e anima da queste scortesi sviolinate rock’n’roll.

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