Repost: Nero and the Doggs – Death Blues [Rocketman/White Zoo, 2013]

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La prima notizia – buonissima! – è che c’è in giro un nuovo album dei Doggs. L’altra notizia è che i Doggs come li conoscevamo, i Doggs punto, sono morti e poi risorti con un altro nome: Nero and The Doggs, quasi a voler ricalcare le orme della storica transizione stoogesiana.

Archiviati i ruggiti rabbiosi di “Red Sessions” e dell’EP “Black Love”, e accasatisi presso l’etichetta milanese RocketMan, Nero e i suoi amici ci rifilano un album di rock duro e oscuro che mescola la rabbia nichilista degli ultimi Stooges, le tenebre impenetrabili del primo Nick Cave solista, le spigolosità del noise newyorkese e l’epica rozzamente rock’n’roll di certo metal da risacca. Un album deviato, pericoloso, rumoroso e «nero», come e più della pece. Isterico, decadente e ossessivo. Musicalmente parlando, c’è meno punk rispetto al passato e molto più hard rock e blues, meno attacchi frontali e più ballads decadenti. E sono proprio queste ultime a dare l’impronta a “Death Blues”.

Damaged Love, per dirne una, un ballatone hard cupo, sporco e drogato che si situa all’incrocio tra una I Need Somebody e una Johanna. Blue Moon e, soprattutto, l’epica elettricità proto-metal di Death Blues: blues notturni e metropolitani, quasi un mistico e perverso incontro milanese tra la coppia Pop & Williamson e Nick Cave. Chiude il lotto Back to the End, che prova a resuscitare i Joy Division, ma seppellendoli in mezzo ad un mare di wah wah ashetoniano.

Ballate, dicevo, ma non solo. Se siete tra quelli che amano gli schiaffi a mano aperta, per voi c’è Sweet Confusion, un proto-punk arcigno e corrosivo, o la bellissima Feel the Death, una strana e apocalittica mistura tra gli Stooges di “Raw Power” e i Sonic Youth di “Evol”.

Appurato il (parziale) cambio di rotta, la domanda sorge spontanea: si stava meglio quando si stava peggio? A primo impatto direi di sì; le rozze zampate stoogesiane di “Red Sessions” le sento un gradino sopra. E qui c’è qualcosa che convince poco (Insanity, Have You Found Yourself, la produzione un po’ troppo pulita che rovina alcune cosucce), mentre là no. Ma credetemi, davvero, sono quisquilie. Se non vi farete prendere dalla fretta (schifosa puttana, altro che cattiva consigliera) e dedicherete a “Death Blues” il tempo che merita, finirete per lasciarvi ammaliare. E ne uscirete soddisfatti, felici di aver scavato dentro l’anima(ccia) dei Doggs.

2 pensieri riguardo “Repost: Nero and the Doggs – Death Blues [Rocketman/White Zoo, 2013]

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