Repost: Superfreak – Top Evidences Against Evolution [Lepers Produtcions, 2012]

Superfreak_Top Evidences Against Evolution_cover

Superfreak è un tipo strano che viene da lontano. Viene da sud. Un tipo schivo, folle, estroso ed edonista fino al midollo. Nessuno sa che faccia abbia. È probabile che non ce l’abbia proprio, una faccia. Che l’abbia persa durante una delle sue interminabili serate freak a base di erbetta magica, birrette e cartoncini. Gira sempre da solo, col suo cane, e comunica solo attraverso la sua musica, uno strambo miscuglio di uova strapazzate e vino acerbo.

Qualunque cosa sia è una roba così importante, per lui, che ha pensato pure di farne un disco (che in realtà è il quinto, se si conta la collaborazione con il compagno di sventure e di etichetta Alexander de Large). C’ha infilato dentro un po’ di tutto: ballate folk (Wednesday) assalti country-hardcore (Isn’t Up To Me), siparietti folk violentati da una incontenibile frenesia rock’n’roll (le bellissime G Sus e B) e ballate folk lo-fi (Gong). E sarebbe già un sacco di roba. Ma non è abbastanza, perché il nostro tipo ha tirato fuori dal cappello una manciata di pezzi veramente memorabili: Polysemic Fear of The Trueness, No Sugar Will Touch My Shiny Being e I Can Make It. La prima, un classico cow-punk che resuscita i Violent Femmes riuscendo a debitar loro omaggio e a uscirne fuori originale. La seconda, una delle cose più bizzarre che si siano ascoltate negli ultimi tempi, un folk punk schizofrenico che lambisce lidi metal trasudando epicità, basso ventre, classicità e attitudine da strada. La terza poi, un alternative country-rock zoppo, leggero e irriverente che penetra ossa e neuroni con una facilità disarmante.

Le note e le liriche di “Top Evidences Against Evolution” sguazzano allegre e ubriache in questo pantano di suoni e direzioni dove rivivono, piacevolmente alterati, Meat Puppets, Violent Femmes, Minutemen e Daniel Johnston. Il tutto concentrato in quattordici canzoni della durata di appena trenta minuti (perché la sua vita corre veloce, all’impazzata, e le sue canzoni non potrebbero essere da meno) pubblicate dalla Lepers Produtcions, una free netlabel di lebbrosi e gente poco raccomandabile, degli sbandati come lui.

Niente fronzoli, dunque, niente architetture barocche, ma solo un buon folk-punk folle e schizoide che scivola via veloce pestando piedi e regalandoci un’infinità di punti di vista sul rock’n’roll. Tiriamo un gran sospiro di sollievo. Grazie Superfreak, torna presto a trovarci.

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