Iron Butterfly – Heavy [Atco 1968, Repertoire 1991 w/ bonus tracks]

Iron Butterfly_Heavy_cover

Album assolutamente dispensabile, per completisti del rock psichedelico e dell’acid rock di fine anni Sessanta. Non così heavy come farebbe pensare il titolo. E non è solo questo. Le canzoni suonano come pezzi isolati di un mosaico assemblato male, in cui manca qualcosa e qualcosa è di troppo: una collezione messa assieme con l’unico fine di tirar fuori un disco intero; o più probabilmente avendo a mente l’esigenza, tutta di mercato e aziendale e molto poco artistica, di tener da parte qualcosa di buono o di veramente buono per il futuro. A tal proposito wikipedia, citando le note di copertina del disco “Iron Butterfly: Live at the Galaxy 1967” compilate dallo scrittore e critico Dave Thompson, ci dà un indizio: gli Iron Butterfly, all’epoca dell’uscita del disco, avevano già pronti una gran quantità di pezzi e molti di questi, inclusa la storica e imponente e bellissima In-A-Gadda-Da-Vida, furono messi da parte per essere utilizzati nei due dischi successivi.

Tutto quello che c’è da ricordare, in “Heavy”, è il suono dell’organo di Doug Ingle, quella sua voce un po’ sardonica che però a volte fa incazzare (ma quella di Darryl DeLoach, al confronto, è la voce di un turnista messo lì a far le prove mezz’ora prima di entrare in studio) e il tono della chitarra Mosrite di Danny Weis, che anche quello, però, a volte fa incazzare.

I pezzi da segnalare, cioè l’anima «heavy» psichedelica del disco, ovvero Possession, Unconscious Power e Iron Butterfly Theme, starebbero tutti in un EP; e infatti stanno tutti in un EP, quel “Get Out of My Life, Woman / Unconscious Power / Iron Butterfly Theme / Possession” che guarda caso – ma che caso! – è il dischetto promo che la casa discografica preparò per far circolare tra i DJ.

In questa edizione del 1991, la Repertoire aggiunge come bonus tracks il lato A e il lato B del singolo “I Can’t Help But to Deceive You Little Girl / To Be Alone”, uscito nel 1969; e in pratica non aggiunge niente (e infatti nessuna edizione successiva ha più fatto la stessa scelta), se non due canzoni che, queste sì, paiono scritte per stare insieme e fluiscono l’una nell’altra quasi senza soluzione di continuità. Due canzoni però anch’esse dispensabili, che non aggiungono nulla di valore a un disco tutto sommato mediocre.

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