Ricca macedonia d’agosto

È agosto e un minestrone sarebbe stato veramente troppo da digerire: e allora la macedonia. Cose nuove (singoli, EP, dischi e semplici canzoni: non importa) che ho ascoltato con gusto e che credo meritino uno stop fermo e risoluto alle attività quotidiane e un ascolto attento e partecipe: non avete anche voi piene le palle della musica ascoltata in background mentre lavorate?

Battles – Titanium 2 Step (ft. Sal Principato): hanno da poco annunciato il nuovo album – il nuovo dopo quattro anni di silenzio – i grandi sperimentatori e math rockers newyorkesi. Son ridotti ormai a un duo (i sempre sodali Ian Williams and John Stanier) ma per l’occasione del nuovo disco, che s’intitola “Juice B Crypts” e uscirà il 18 ottobre su Warp Records, hanno richiamato a sé un vasto parterre di anime affini che han prestato loro… qualcosa. Una di queste anime è Sal Principato, leader dei Liquid Liquid, tra i massimi responsabili storici dell’esistenza del dance punk, per dire. Ne vien fuori quello che ci si aspetterebbe da cotanta collaborazione: un pezzo da dance hall, che pare quasi una riproposta e una «battlesizzazione» di Optimo. In ogni caso, si gode e si balla non poco.


Chelsea Wolfe – Night of the Vampire (Roky Erickson cover): la vera notizia è che la reverenda Chelsea sta per uscire con un nuovo album. S’intitola “Birth of Violence” e uscirà il prossimo 13 settembre su Sargent House. Peraltro la Nostra ha già fatto uscire tre estratti da quell’album, e sono tre pezzi bellissimi, doom nell’umore ma (più o meno) acustici e gentili, epiche ballate che sembrano sgorgar fuori dall’oscurità stessa: The Mother Road, American Darkness e Be All Things. Questa la notizia, dunque, ma siccome la morte di Roky Erickson è ancora lì che brucia in qualche angolo del mio cuore, il posto in macedonia se lo aggiudica la bellissima cover del classico Night of the Vampire che Chelsea ha condiviso il primo giugno, il giorno dopo la morte del grande padre del rock psichedelico, e che io ho scovato solo oggi (che volete, il tempismo è il mio forte, dovreste saperlo ormai).


E.T. Explore Me – Shine [Voodoo Rythm Records]: Shine un cazzo, verrebbe da dire. Sarebbe stato più corretto un Darken, to’. Perché il trio olandese, giunto all’esordio lungo su Voodoo Rythm Records dopo un quindicennio stitico durante il quale han cagato appena qualche EP, è autore di un garage rock (surf)psichedelico dalle tinte decisamente oscure, a tratti gotiche persino. La scena è da sci-fi, a dir poco spaziale, ed è attraversata da un torrente nero fatto di hammond, chitarre affilate cui piace surfare e riverberare scorie tutto attorno, un basso che incombe come una minaccia e una batteria che spariglia volentieri carte e ritmi rendendo accidentato il cammino (ascoltare Fincheye, per dire). Sopra a cotanta «bruta» sporcizia, canta una voce robotica e fantasmagorica immersa nell’acido lisergico. Tarantino ci si strapperebbe i capelli, per un disco del genere. Tra tutte le scorie che arrivano alle orecchie e delle quali si è subito costretti a ripetere l’ascolto, meritano particolare menzione Soy un bruto, con un hammond spaziale che manda in pappa il cervello e la ballata surf noir Soulbleed; o Demons, con il suo incedere new wave pungolato da un originale lavoro di percussioni, e il garage punk cattivissimo di Onemanband. E potrei pure continuare, perché c’è davvero un sacco di carne sul fottuto fuoco. Grande esordio.


Jaye Jayle – Soline: i Jaye Jayle sono stati, per il sottoscritto, una delle più belle scoperte dell’anno scorso. “No Trail and Other Unholy Paths” era ed è un disco straordinario, una collezione di ballate roots rock che sembra provenire da un abisso luciferino, e che se non avete ancora avvicinato diciamo che è arrivata l’ora. Questa Soline che ci andiamo ad ascoltare è uno scarto delle sessioni di registrazione di quel disco e conta diversi ospiti: Cheyenne Mize agli archi, Emma Ruth Rundle alla voce, e un coro. Dice Evan Patterson, master del progetto e cantante-chitarrista dei Young Widows: «È stata una scelta difficile quella di non includere Soline nel nostro disco. Tuttavia, la sua natura inebriante e quasi gospel mal si combinava con lo scuro fogliame del disco» [trad. libera mia]. È diversa, concordo, ed è di una bellezza commovente caro Evan.


Kim Gordon – Sketch Artist: bomba di notizia perdio! La dea Kim ha appena annunciato il suo primo disco solista e qui si fibrilla che non riesco neanche a dirlo. S’intitola “No Home Record”, è stato registrato allo Sphere Ranch di Los Angeles, prodotto da Justin Raisen e uscirà l’11 ottobre su Matador. L’annuncio arriva in compagnia di un nuovo singolo (sì, perché pare che la bella Murdered Out di qualche anno fa sia entrata a far parte della squadra), Sketch Artist, a sua volta accompagnato dal bel video diretto da Loretta Fahrenholz, che potete gustarvi qui sotto.


Meat Wave – War on War: sì, quella War on War, il quarto frammento di una delle gemme più luminose degli anni Zero: “Yankee Hotel Foxtrot” dei Wilco. Questa cover proviene da un album tributo al suddetto disco che ha impegnato artisti di diversa estrazione radunati dai tipi del podcast Better Yet, e che è intitolato “all of god’s/money”. Loro sono i Meat Wave e se frequentate abitualmente queste pagine dovreste conoscerli (per dire). La loro versione è una sberla punk con qualche pennellata country rock, ovvio. Non un capolavoro, ma fa sempre un gran piacere ascoltare i Meat Wave. E fa sempre un gran piacere riascoltare War on War.


Snapped Ankles – Stunned Luxury [Leaf]: per volere del sommo caso, creatore dell’universo e re incontrastato di tutti i viventi, questa macedonia ospita due cosine che possiamo ascrivere al genere dance punk. Dopo i Battles, abbiamo il secondo album degli inglesi Snapped Ankles, che arriva a due anni dall’esordio “Come Play the Trees” ravvivando la formula proposta allora e spostandola qualche metro più in là. Una formula che non è quella di un semplice dance punk da (ipotetica: molto ipotetica) classifica, una di quelle opere stanche e monolitiche che ruotano attorno a qualche poro singoletto riuscito bene. No, proprio no. “Stunned Luxury” è una strana creatura che mescola kraut di gran bella fattura e divagazioni post punk energiche e sperimentali, che a volte citano (senza mai plagiare) più il Pop Group e altre volte più i P.I.L, per dirne un paio di grosse (e non so se vi pare poco). Non è un disco facile, al primo ascolto potreste pure storcere il naso, ma se gli darete un’altra chance saprà ripagarvi della pazienza.


Stereolab – The Flower Called Nowhere (instrumental): grande periodo per la già citata Warp, che il 13 settembre uscirà con le ristampe ingrassate di tre dischi imperdibili della discografia degli Stereolab: “Emperor Tomato Ketchup” (1996), “Dots and Loops” (1997) e “Cobra and Phases Group Play Voltage in the Milky Night” (1999). A novembre, poi seguiranno, quelle di “Sound-Dust” (2001) e “Margerine Eclipse” (2004). Intanto noi ci becchiamo le consuete anticipazioni. La prima, giustamente, è stata quella di un pezzo inedito, Freestyle Dumping, proveniente dalle sessioni di registrazione di “Emperor Tomato Ketchup” e già bonus track del disco sul mercato giapponese. Segue a ruota questa versione strumentale di The Flower Called Nowhere, che andrà ad ingrassare la ristampa di “Dots and Loops” e che non ha niente da invidiare all’originale, dico io.

[qui, per i fan più irriducibili, c’è un bellissimo post che esplora l’identità visuale degli Stereolab]


Tropical Fuck Storm – Braindrops: sono costretto a osservare, al secondo estratto che mi capita di ascoltare (il primo, Paradise, lo trovate qui), che il secondo disco dei Tropical Fuck Storm, in uscita il 23 su Joyful Noise, spaccherà quanto e forse anche più del primo. Ne riparleremo. Intanto ascoltiamoci questa funkeggiante e rumoreggiante Braindrops, che tra parentesi è la title track ed è presentata da un video fantastico. Riguardo a quest’ultimo la band ha dichiarato: «Filmato al circuito di Nagambie, alle Rovine Sinjoh e a Victoria Street a Richmond, Braindrops è una canzone che chiede se c’è bisogno di sentirsi tirchi comprando Ray Bans contraffatti in un universo che in realtà è una simulazione» [trad. libera mia]. Ok.


Yeesh – Saw You Up There [autoproduzione]: gli Yeesh vengono da Chicago (come i suddetti Meat Wave) e fanno un indie rock/post hardcore di quelli seri e incazzosi. Con un drumming particolarmente vivace e sghembo, nella fattispecie. Fanno parte di quel ristretto circolo di band indie che non si accontenta della lezioncina imparata a pappardella; di quelli che ci mettono dentro anche le budella e te le risputano fuori con rabbia e disperazione, condendole con melodie storte e ben dosate. E sono già dipartiti. Sul finire del 2017, dopo aver finito di registrare il loro terzo album, hanno deciso di chiuderla lì per non so bene quali ragioni. Ora quel disco per nostra fortuna è riemerso dalla polvere, si è beccato il titolo di “Saw You Up There” ed è uscito postumo qualche giorno fa. E ad ascoltarlo (potete farlo per intero qui sotto) vien giù la lacrimuccia.

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